GREENWASHING

Greenwashing

Molti ne parlano, ma nessuno sa cos’è realmente e cosa significa.

 

Wikipedia scrive: ecologismo di facciata o ambientalismo di facciata, indica la strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti” 

 

In poche parole è quando un azienda dice di vendere prodotti creati in modo 100% sostenibile, ma senza essere vero per nascondere qualcos’altro e farsi vedere “azienda green”.

 

Greenwashing → Green (verde nel senso dell’ecologia) Washing (riprende la parola “whitewashing ” ovvero imbiancare/dare la calce → “nascondere” , “ripulire”) 

 

Perché le aziende fanno questo genere di cose? 

 

Negli ultimi anni,ma soprattutto nel 2020/21 è esplosa la tematica “ green ”, dell’ambiente e della sostenibilità a 360°.

 

Molti di noi compratori hanno iniziato a guardare oltre al solo prodotto mirando anche il tipo di materiale, la provenienza e molte altre caratteristiche scritte sulle etichette.

 

Imprese che vogliono conquistare una nuova fetta di clienti o distogliere l’attenzione da una parte e focalizzarla su un altra,decidono di utilizzare la tecnica del greenwashing per accaparrarsi una nuova fetta di mercato.

 

TerraChoice ha pubblicato i 7 peccati legati al greenwashing commessi dalle imprese : 


  • Sin of the hidden trade-off (peccato del trade-off nascosto) : dichiarare un prodotto sostenibile basandosi su alcuni attributi e spostando l’attenzione da ciò che ha maggiormente impatto ambientale.


  • Sin of no proof (peccato della mancanza di prove) : affermazione ambientale non sostenuta da informazioni di supporto affidabili.



  • Sin of vagueness (peccato della vaghezza) : informazioni molto vaghe sul prodotto, di conseguenza possono venire fraintese le caratteristiche.



  • Sin of worshiping false labels (peccato della falsa etichetta) : etichette o certificazioni false.



  • Sin of irrelevance (peccato dell’irrilevanza) : prodotti con informazioni irrilevanti dal punto di vista ambientale. 



  • Sin of lesser of two evils (peccato del male minore) : informazione che distrae l’attenzione togliendola da altri aspetti maggiori dal punto di vista ambientale.



  • Sin of fibbing (peccato della falsità) : informazioni ambientali false.



Qui di seguito ecco alcuni esempi di aziende che hanno fatto Greenwashing nel passato : 


  • Volkswagen: È stata accusata di aver falsificato i dati riguardanti le emissioni dei propri veicoli nel 2015.


  • H&M : Tramite il lancio di alcune campagne rivolte a sensibilizzare i clienti e farla percepire come azienda green, fa storcere il naso guardando il loro business basato sul fast-fashion e con solo 1% dei prodotti riciclabili. 


  • Boohoo : retailer online, lancia una nuova collezione rivolta alla sostenibilità con il problema che ogni giorno lancia mediamente 100 nuovi prodotti la maggior parte dei quali con fibre sintetiche. (solo 34 si possono definire sostenibili)


  • Ferrarelle : fece uno spot pubblicitario in cui si raffigurava una bottiglia a “impatto zero” compensando la CO2 emessa con la tutela di nuove foreste, in realtà questo progetto riguardava meno del 10% dell’intero carico di bottiglie.



Greenwashing in Italia 

 

In Italia fino al 2014 non vi era alcuna legge per contrastare o in qualche modo intimorire le aziende e dissuaderle nell’utilizzo di questo tipo di tecniche.

 

L’Istituto Autodisciplina Pubblicitaria ha pubblicato nel 2014, il 58° codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale con un aggiornamento rivolto a fermare questo tipo di vicende.

 

Come evitare il greenwashing? 

 

Ora le aziende hanno imparato a nascondere meglio i loro peccati, migliorando sempre di più gli atti di greenwashing,ma esistono vari modi per addescarle.

 

Uno di questi è informarsi bene su di esse e sulle loro campagne passate e obiettivi futuri in ottica ovviamente della sostenibilità.

 

Esistono diverse certificazioni ambientali (attestato in cui si verifica l’impegno di un’impresa riguardo la sostenibilità) in grado di dimostrare la veridicità delle loro azioni e/o processi.

 

Alcune di queste certificazioni sono gli standard EMASISO140001 e GRS.

 

Attenzione! Esistono 2 macrotipi di certificazioni.

 

Certificazioni del prodotto : fanno riferimento alle caratteristiche di un articolo. 

 

Certificazioni del processo : attestano la realizzazione di azioni positive e di miglioramento dell’ambiente durante il processo di gestione aziendale.

 

Monitora i canali dell’azienda e le loro iniziative controllando bene le loro parole quando si parla di sostenibilità.

 

In molti casi le aziende che divulgano le loro gesta usando un linguaggio molto generale e meno specifico (es: “ le ultime linee di prodotti possono essere riciclati “  e poi magari sono fatti di materiale scadente ) sono le aziende che fanno greenwashing.

 

Ecco 10 tattiche scritte dai businessnewsdaily per riuscire a evitare questo fenomeno : 

 

Linguaggio confuso: parole o termini senza un significato chiaro. (ad es. “Ecologico”)

 

Prodotti verdi VS azienda sporca: ad esempio, lampadine efficienti prodotte in una fabbrica che inquina i fiumi.

 

Immagini suggestive: immagini che danno un’impressione di verde (ingiustificato) (ad esempio, fiori che sbocciano dai tubi di scarico).

 

Affermazioni irrilevanti: enfasi su un piccolo attributo verde quando tutto il resto non lo è.

 

“Best-in-class” si vanta: dichiarazione che sei leggermente più sostenibile degli altri, anche se gli altri sono terribili.

 

Denominazioni semplicemente non credibili: ad esempio, il “rinverdimento” di un prodotto pericoloso per farlo sembrare sicuro.

 

Gobbledygook: gergo e informazioni che solo uno scienziato potrebbe controllare o comprendere.

 

Amici immaginari: un’etichetta che sembra un’approvazione di terze parti … tranne per il fatto che è inventata.

 

Nessuna prova: un’affermazione che potrebbe essere giusta ma non ha prove.

 

Bugie vere: affermazioni o dati totalmente inventati.

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on whatsapp
WhatsApp